venerdì 9 ottobre 2009

GIORGIO NAPOLITANO




FOTO DELL'INCONTRO CON IL PRESIDENTE
GIORGIO NAPOLITANO

8 OTTOBRE 2009








"NON AVER PAURA"

I Promotori della campagna contro il razzismo

“Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti”

ricevuti questa mattina

dal Presidente della Repubblica

GIORGIO NAPOLITANO

“Un incontro positivo e importante, che ci incoraggia ad andare avanti”, questo il giudizio a caldo dei promotori della Campagna Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti che stamattina sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica.

In rappresentanza delle 27 organizzazioni promotrici erano presenti: Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, Domenico Maselli della Federazione delle Chiese Evangeliche, Antonio Russo delle Acli, Piero Soldini della Cgil, Maurizio Gubbiotti di Legambiente, Flavio Lotti della Tavola della Pace, Filippo Miraglia dell’Arci, Christine Weise di Amnesty International, Patrizio Gonnella di Antigone, Nazzarena Zorzella dell’Asgi, Francesco Marsico della Caritas, Padre Giovanni La Manna del Centro Astalli, Fiorella Rathaus del Cir, Liliana Ocmin della Cisl, Renzo Fior di Emmaus Italia, Clarisse Essane Niagne dell’Ugl, Guglielmo Loy della Uil, Maruan Oussaifi dell’Anolf, Laurens Jolles dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, Michele Curto di Libera, Federica Testorio di Save the Children, Marco Granelli del Csvnet, Radames Gabrielli della Federazione Rom e Sinti insieme, Nazzareno Guarnieri della Federazione Romanì, Mohamed Tailmoun della Rete G2 Secondegenerazioni.

Erano presenti anche il regista dello spot promozionale della Campagna, Mimmo Calopresti, insieme a Francesca Reggiani, una delle interpreti, e al piccolo Sami, il bambino rom che ha prestato il suo bel volto sorridente al manifesto della Campagna e ha disegnato il fantasmino giallo che ne è diventato il logo.

Laura Boldrini, ha illustrato, nel suo intervento, le finalità della Campagna, mettendo in risalto l’ampiezza e la pluralità dello schieramento che l’ha promossa. Ha consegnato al Presidente una piccola parte delle firme raccolte in tutta Italia in calce al Manifesto che invita a contrastare il razzismo superando l’indifferenza e la paura dell’altro e che è stato uno degli strumenti utilizzati per quest’iniziativa di sensibilizzazione.

Ha portato il suo saluto anche Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che ha sottolineato l’importanza della conoscenza di chi è diverso per cultura e religione per superare diffidenze e paure.

Filippo Miraglia ha parlato della preoccupazione dei promotori per il clima di intolleranza verso gli stranieri che si traduce con sempre maggiore frequenza in atti di violenza. Ha fatto notare come questo clima sia alimentato da una rappresentazione distorta che dell’immigrazione si dà nella comunicazione pubblica e sulla maggior parte dei media. Ha ricordato che la Commissaria per i diritti umani Navy Pillay ha denunciato anche recentemente quanto sia negativa, per i sentimenti xenofobi che sollecita, l’associazione tra immigrazione irregolare e criminalità.

Miraglia ha inoltre insistito sulla necessità di garantire il diritto d’asilo, messo a rischio dalla prassi dei respingimenti verso la Libia, paese in cui i rimpatriati subiscono spesso trattamenti inumani e degradanti.

In questa situazione così preoccupante per la civile convivenza, i promotori della campagna hanno ringraziato il Presidente per l’attenzione con cui svolge il ruolo che gli compete di garante dei principi costituzionali.

Al termine dell’incontro, un emozionatissimo Sami ha consegnato al Capo dello Stato il fantasmino giallo e una targa ricordo, ricevendo a sua volta dalle mani del Presidente una copia con dedica della Costituzione.

Roma, 8 ottobre 2009

lunedì 5 ottobre 2009

NON AVER PAURA

CAMPAGNA NAZIONALE CONTRO IL RAZZISMO L'INDIFFERENZA E LA PAURA DELL'ALTRO

In Italia milioni di nuovi cittadini stanno diventando le vittime dell’insicurezza economica e del disagio sociale. Abbiamo assistito negli ultimi mesi a vere e proprie campagne di criminalizzazione contro immigrati e rom. Lo straniero, il diverso, l’escluso è diventato troppo spesso vittima di violenza. La paura non può che creare violenza.

Molte associazioni hanno deciso di reagire.

Tante associazioni, di ogni estrazione, con storie diverse. Un solo obiettivo.

Uno sforzo collettivo e concreto che, nei prossimi mesi, vuole dare voce e credibilità a un messaggio di "lungo respiro" che sappia creare e supportare una reazione coordinata al razzismo e alla paura.

Dobbiamo sostenere i diritti e la dignità di ognuno. Su tutto il territorio e in ogni circostanza.

Vogliamo dare visibilità a una realtà che già esiste, creare una rete che colleghi e dia energia all’indignazione e ai sentimenti di solidarietà che, benché siano già presenti nelle realtà sensibili al tema, faticano ad emergere.

E vogliamo coinvolgere in questo percorso il maggior numero di persone possibili, di ogni età, per chiamare tutti all’assunzione delle proprie responsabilità. L’adesione deve trasformarsi in partecipazione e impegno concreto.

Vogliamo creare una rete nazionale per una società più libera, più democratica e con un futuro, che sappia trovare nelle realtà locali, sul territorio, la sua vera linfa vitale. Un percorso articolato e coordinato, nel quale il lavoro e l’impegno quotidiano dei singoli si inseriscono in una cornice comunicativa comune, che sappia placare la paura dello straniero strumentalizzata dalla politica e dai media.

Parte la campagna contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro, e ha bisogno di tutti noi.

Questa non è una raccolta di firme. Non solo.

Vi chiediamo di partecipare, di organizzare degli eventi, di informarvi e di informare, di comunicare. Di reagire.

Acli Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Amnesty International Antigone Arci Asgi Cantieri Sociali Caritas Italiana Centro Astalli Cgil Cir Cisl Cnca Comunità di Sant'Egidio CsvnetEmmaus Italia Federazione Chiese Evangeliche in Italia Federazione Rom e Sinti Insieme Fio Psd Gruppo Abele Libera Rete G2 Seconde Generazioni Save the Children Sei – Ugl Tavola della Pace Terra del Fuoco Uil.

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

Prime adesioni:

AMANI Articolo 21 CIPSI Legambiente Lunaria SbilanciamociSOS Razzismo Italia Unione degli Studenti ANOLF Associazione Nazionale Oltre Le FrontiereAss. Centro Sociale Papa Giovanni XXIIICasa Internazionale delle DonneENARMagistratura DemocraticaOng Mani TeseRete StudentiUnione degli Universitari

Tra i firmatari:

Lello ArenaJonis BascirMimmo CaloprestiMichele CaparezzaAscanio CelestiniGad LernerSalvatore MarinoValerio MastrandreaRoberto NataleMoni OvadiaFrancesca ReggianiCoumba SallFranco SiddiDario Vergassola

Gli ultimi ad aver firmato sono:

Katerina Coufalova Annamaria Bossi katia medeot elisa dellorto elena scolaro Patrizia Scannella Vodisca Rosario Esposito La Rossa Aldo Ciccolella maria cristina centurioni Rita Incerti harma chiara di nardo Vanni Maltoni fra stefano luca.

CLICCA E FIRMA ANCHE TU

www.nonaverpaura.org,




mercoledì 30 settembre 2009

L' INCONTRO DELLA FEDERAZIONE A VICENZA

IL MONDO DEI SINTI E DEI ROM VA PRIMA CONOSCIUTO, POI CAPITO E INFINE INTEGRATO
Circa 40 persone, rappresentanti di associazioni sinte e rom, si sono date appuntamento in via Turra, il 17 settembre scorso, per discutere su come impostare tavoli di lavoro con enti locali e nazionali.
«Abbiamo in programma un incontro con il presidente della Camera, Fini, e un altro con il presidente della Repubblica Napolitano - spiega Radames Gabrielli, presidente della Federazione Nazionale Rom e Sinti Insieme - perché è necessario risolvere al più presto il problema dell'emarginazione. Vicenza è una città sensibile: abbiamo trovato punti d'accordo anche con l'attuale amministrazione».
E proprio la nostra città, con altri comuni italiani, dovrebbe a breve ospitare una manifestazione che aiuti i cittadini ad avvicinarsi a queste etnie troppo spesso temute e mal apostrofate.
«L'idea è organizzare una giornata per conoscerci reciprocamente ed eliminare la paura del diverso che troppo spesso aleggia attorno ai rom - chiarisce Davide Casadio, presidente dell'associazione Sinti Italiani a Vicenza – le problematiche riguardano l'habitat, ossia la libertà che ci deve essere riconosciuta di essere sedentari o viaggiatori; il lavoro in tempi di crisi; la scuola, dove troppo spesso siamo visti come "sporchi zingari"».
Ho parlato anche con diversi professori –spiega Davide Casadio - per organizzare incontri che aiutino i giovani a conoscere le bellezze della vita sinta: la libertà di girare con gruppi circensi o di musicisti e di commerciare cavalli in tutta Europa. Se uno di noi compie azioni a delinquere, sarà la legge a punirlo: ma va eliminato il razzismo che fa di tutta l'erba un fascio». da http://www.ilgiornaledivicenza.it/

giovedì 17 settembre 2009

Vicenza, Assemblea Nazionale

Questa mattina si tiene a Vicenza l’assemblea nazionale della Federazione Rom Sinti Insieme. Le associazioni aderenti si incontreranno dalle ore 10.30 alle ore 16.00, presso la sala comunale di via Turra n. 70.
L’assemblea inizierà con la lettura del verbale dell’assemblea del 21 luglio scorso, in merito a: adesione di nuove associazioni alla federazione, iniziative da intraprendere dopo l’approvazione del ddl sicurezza e all’incontro con il presidente della Repubblica, formazione dei gruppi di lavoro, documento habitat e lavoro, tesseramento singoli soci.
L’assemblea voterà subito la costituzione dei tavoli di lavoro e continuerà i suoi lavori sui seguenti temi: organizzazione meeting europeo antirazzista, organizzazione manifestazione nazionale a Roma, partecipazione a convegni e attività formative.

venerdì 21 agosto 2009

I SINTI, CULTURE E LINGUE DAL SINDH ALL' EUROPA


SINTI


Fare una ricerca su internet per saperne di più sui Sinti è un impresa non facile e qualche volta si scopre anche poco veritiera; questo perchè è chiaro a tutti che su internet si può aggiungere tutto quello che si pensa e si vuole, a propria convinzione e piacimento, ma la speranza di tutti è che tutto quello che troviamo sia tratto da realtà concrete e sicure, e non da supposizioni, poi scoperte errate.
Da dove deriva il nome “Sinti”.
Facendo delle ricerche sui sinti si scopre (si presume) che essi provengono dall’India, ma come si nota il loro nome “Sinti” si combacia benissimo con il nome della regione Sindh, (Sinti/Sindh) una delle 4 province del Pakistan, la seconda più popolosa ed è la patria del popolo Sindhi, le regioni limitrofe sono il Belucistan ad ovest e nord, il Punjab a nord, il Rajasthan (India) ad est e il Mar Arabico e il Gujarat ( India ) a sud. Le lingue principali sono il Sindhi e l’Urdu.
La città principale è la capitale Karachi, dove si concentrano i muhajirun e che fu capitale del Pakistan fino al 1958. Un'altra grande città è Hyderabad, l'antica capitale del Sindh. Il Sindh conta 23 distretti. L'origine del nome è nel sànscrito Sindhu che significa "mare" o "oceano", a causa la dimensione del Grande Fiume (Indo) nella parte occidentale. Il nome Sindh viene dall' Indo – Ariano le cui leggende narravano che il fiume Indo sgorgasse dalla bocca di un leone o Sinh-ka-bab. Nel Shrimad Bhagavatam è menzionato come parte di Abhirrdesh (regno Abhira). In passato esistevano due regioni in quest'area: Sindh ad ovest, che si estendeva fino alla città di Multan e Hind (India moderna) ad est.
Moltissime persone di cui anche gli stessi Rom, affermano che i Sinti non esistono, oppure che sono sottogruppi della popolazione dei Rom, senza rendere conto della storia che racconta direttamente che il nome e la provenienza dei Sinti giunge dalla regione Sindh, e che fu conosciuto con diversi nomi nel passato: gli Assiri (già nel settimo secolo a.C.) lo conoscevano come Sinda, i Persiani come Abisind, i Greci come Sinthus, i Romani Sindus, i Cinesi come Sintow, mentre per gli Arabi era il Sind.

Da questi dati si capisce benissimo l’esistenza e la provenienza dei Sinti, la metamorfosi fra ieri ed oggi e pochissima, secoli fa ed ancora oggi la loro denominazione è: Sinda, Sinthus, Sintow, Sindus, Sind e la storia dei Sinti raccontata e tramandata oralmente, senza scritti di nessun genere, racconta che il loro vero nome era ed è ancora - Sinti - e la loro lingua madre si chiama - sintasintencricip, è da quando i racconti dei vecchi si ricordano, fino ad oggi il denominativo dei sinti e variato di pochissimo, infatti ancora oggi si definiscono con l’appellativo di Sinti.
Da queste indicazioni, (di sicuro non complete) si scopre che la lingua romanì e il popolo dei Rom è completamente estraneo da queste regioni, come si nota nelle pagine soprastanti non compare ne la popolazione dei Rom e nemmeno la loro lingua (romanì) contrariamente la popolazione dei Sinti si nota in varie parti del mondo, con un solo nominativo, e il significato e quasi sinonimo per ogni popolo, che sia Cinese o Greco… Sinda, Sinthus, Sintow,Sindus, Sind, Sindh, Sindhi eguale a Sinti, Sinto, Sinta, Sintengri.
Come volevo far vedere il nome Sinti – Sinto – Sinta, hanno una discendenza e un significato certo e sicuro, la loro provenienza non lascia dubbi, sembra proprio che i Sinti discendono dalle popolazioni della Regione Sindh nel Pakistan, si e trovato che anche nel loro parlare ci sono tantissime parole che combaciano, logicamente il lungo viaggiare per il mondo, tantissime parole sono andata perse, solamente le loro tradizioni culture usi e costumi sono rimaste quelle di sempre.
Etnie nel Pakistan. Il gruppo etnico più numeroso è il punjabi seguito da quello dei Sindhi; altre minoranze, di stirpe iranica, sono i pashtun (che hanno nell' Aghanistan la loro patria originale) e i balochi (presenti sia in Afghanistan che nell'Iran sud-orientale). Infine vi sono i muhajir (lett.: "emigrati"), propriamente non un gruppo etnico in quanto con questo termine si designano i profughi musulmani giunti dall'India dopo la spartizione. Ci sono anche apprezzabili minoranze di altri gruppi etnici immigrati come i bengali, concentrati a Karacji.
Tante sono le persone che non accettano le verità raccontatagli dai propri avi, vanno alla ricerca di verità nuove, senza curarsi se sono veritiere, li accettano solo per un ragionamento fatto nella loro mente, leggono un po’ di libri ed ecco che gli sembra di essere al di sopra di tutti, si pensano superiori ad altre persone, pensano di avere il sacrosanto diritto ad inculcare nelle menti che la loro provenienza, tradizione, popolazione, lingua non è quella raccontata e tramandata dai propri avi, ma bensì quella detta e scritta sui libri da ricercatori seri e veritieri. (Questo non riguarda le popolazioni dei Sinti, perchè credono fermamente ancora nelle tradizioni tramandatogli dai propri avi)
Il nome “Rom” significa “Uomo” io non so molto della popolazione dei Rom, anche perchè nella mia grande famiglia si e sempre parlato di Sinti e mai di Rom, per secoli si è sempre vissuto solo con le popolazioni dei Sinti in tutto il mondo, per varie e mille ragioni, una ragione molto valida era/é la loro lingua madre, in ogni parte del mondo tutti i Sinti parlano la stessa lingua, magari dei dialetti un po’ diversi ma la stessa lingua, (Sinta – Sintengricip) avevano/hanno la stessa tradizione, usanza, cultura, ecc, mentre la popolazione dei Rom era/è molto diversa, perfino la loro lingua per il sintencricip era ed è ancora oggi incomprensibile.
Ci sono tanti Rom che dichiarano che i Sinti e i Rom sono una popolazione unica, una grande popolazione sola, con una sola tradizione, lingua eccetera, ma dichiarare che siamo un popolo solo mentre abbiamo delle culture, tradizioni, usanze usi, costumi e lingue completamente diversi dall’uno all’altro, questo è errato ed incomprensibile, perchè perfino per capirci tra di noi dobbiamo parlare in lingua italiana.
Poi se guardiamo bene il loro nome “Rom” che significa “Uomo” non può essere un denominativo di una popolazione, se non è che loro discendano dalla popolazione degli Indiani d’America denominata “il popolo degli uomini”.
I Rom sono (plurale: Roma; in lingua romanes/romanì: rom) uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romanes/romanì, (anche detta degli "zingaro o dei gitani”) che si presume essere originaria dell'India del nord.
La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione rom è che parlano - o è attestato che parlassero nei secoli scorsi - dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto il romanes/romanì, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell'India del Nord Ovest la parentela più prossima.
I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e soprattutto in Europa Orientale, dove vive circa il 60-70% dei rom europei, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe ed in altri continenti. Si definiscono essi stessi rom e parlano la lingua romanes/romanì , diffusa soprattutto nell'Europa dell'Est.
I rom in Italia, nel linguaggio giornalistico ed in quello comune, vengono a volte erroneamente definiti "rumeni” o “slavi”, in realtà non esiste alcuna connessione tra il termine "Rom" e il nome dello stato di Romania, il popolo di lingua neo latina dei rumeni o la lingua rumena, mentre gli slavi appartengono a differenti gruppi etnici e linguistici
Le lingue indoarie sono un ramo della famiglia linguistica indoeuropea. Esse formano un sottogruppo delle lingue indoiraniche, insieme alle lingue iraniche.
La lingua romanì è parte del fenomeno della diaspora (un termine di origine greca che descrive la migrazione di un intero popolo costretto ad abbandonare la propria terra natale per disperdersi in diverse parti del mondo) delle lingue indiane parlate da comunità nomadi di origine indiana fuori dell'India.
Il nome Rom, termine con cui si definiscono coloro che parlano questa lingua, ha termini analoghi in altre comunità nomadi che parlano linguaggi originari dell'India oppure che usano un vocabolario di origine indico:i Lom del Caucaso e dell'Anatolia hanno termini di origine indica in espressioni e termini di origine Armena. I Dom mediorientali, originariamente lavoratori del ferro e dell'intrattenimento (musica, danza, etc.) parlano il domari, una delle più conservative lingue indoarie.
Nella valle Hunza del nord del Pakistan c'è una popolazione chiamata i Dum, che sono lavoratori del ferro e musicisti, che parla una lingua dell'India centrale che non ha attinenza con l'Urdu e l'Hindi.
L'autonimo dom > řom sembra avere originariamente designato una casta ed è usato tuttora in diverse regioni da popolazioni differenti aventi caratteristiche sociali simili. Queste popolazioni parlavano, e tuttora parlano, lingue differenti, benchè il loro linguaggio appartenga alla famiglia delle lingue (indoarie) ed è imparentato ad esse. Le prime testimonianze scritte sul parlato romanì datano alla metà del XVI secolo, per cui i linguisti hanno dovuto ricostruire le loro teorie per interpretare la storia di questo linguaggio basandosi sulla ricostruzione linguistica e la comparazione con le lingue indoarie dell’India.
Sulla base di questi studi vengono distinte tre fasi storiche di sviluppo della lingua romanì, ci sono anche delle supposizioni in cui i rom sono definiti anche dei seminomadi, al contrario dei sinti che sono definiti a tutti gli effetti nomadi.
Da queste poche ricerche si scopre e si presume che i Sinti derivano dalla Regione Sindh nel Pakistan ai confini con l’India, mentre la popolazione dei Rom si presume essere originaria dell'India del nord, perciò popolazioni non solo diverse di lingue, tradizioni, usanze ecc. ma anche di regioni, stati.

La verità da dove giungono queste due popolazioni, uniti per la discriminazione e l’odio razziale subito da secoli, non si potrà mai sapere con una certezza assoluta, ne i Sinti e neppure i Rom hanno mai scritto le loro provenienze, i loro racconti erano solo orali e mai scritti e questo e stato un danno irreparabile ed enorme per la loro storia.
I sinti ancora oggi continuano a raccontare e insegnare ai loro giovani la loro lingua, le tradizioni, usanze e molto altro oralmente.
La ricerca su Internet non ha dato delle riposte positive e concrete, racconta solo di racconti e storie di tutti, non c’e’ veramente qualcosa di scritto che dichiari con certezza assoluta la provenienza dei rom e dei sinti. di Radames Gabrielli, Presidente della federazione "Rom Sinti Insieme"


MILANO, LA FEDERAZIONE ROM SINTI INSIEME DENUNCIA LA GRAVE EMERGENZA UMANITARIA


IL DORMIRE DEI BAMBINI SGOMBERATI


Campeggiano all’aperto, nei campi tra Vimodrone, Segrate e Pilotello come fossero turisti non troppo esigenti. Ma appena cambieranno le condizioni climatiche, i circa 200 rom rimasti senza tetto dopo lo sgombero della cascina Bareggiate, andranno ad occupare qualche altro stabile dismesso.
Nel frattempo, le associazioni che li sostengono, hanno presentato esposti al Prefetto e al Presidente della Repubblica Napolitano per denunciare quella che Djana Pavlovic, vicepresidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, non esita a definire «grave emergenza umanitaria». Ci sono infatti almeno 87 bambini, fra cui tre neonati, e due donne incinte, fra i nomadi romeni sgomberati dalla cascina, oggi demolita, dove negli anni passati si sono rifugiati molti degli zingari sgomberati a Milano.
Dettaglio che viene sottolineato con forza anche dal sindaco di Pioltello, Antonio Concas, che guida una giunta di centrosinistra e che punta il dito contro la giunta Moratti: «Io, con le piccole forze che può avere un Comune dell’hinterland ho chiesto i finanziamenti al commissario straordinario ai rom, il prefetto Lombardi, per dare una alternativa alla strada alle famiglie sgomberate che hanno i figli iscritti alle nostre scuole. Palazzo Marino non fa niente per quelli che vengono da Milano e che hanno ancora i figli iscritti nelle scuole cittadine, da via Ravenna a Crescenzago. Anzi De Corato si permette di esortare nuovi sgomberi. Lo trovo scandaloso».
Dopo lo sgombero infatti 8 famiglie rom, 49 persone in tutto, sono state infatti sistemate in roulotte in un campo comunale, e l’amministrazione, forte di uno stanziamento di 455mila euro, si è impegnata ad aiutarle a trovare casa e lavoro regolare, in cambio della firma del Patto di Legalità.
Anche don Massimo Mapelli, vice di don Colmegna alla Casa della Carità, sollecita altre amministrazioni comunali a farsi avanti per trovare alternative per le famiglie rom disposte a vivere nella legalità: «Pioltello ha fatto la sua parte, ora tocca agli altri».