giovedì 29 marzo 2012



PERCHÉ  E COSA E’ LA MICROAREA !
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Come moltissimi anni fa ancora oggi ci sono intere famiglie di sinti, rom senza nessuna abitazione decente dove poter vivere con i propri famigliari, trovare un lavoro definitivo e frequentare tutte le scuole necessari per ottenere un diploma. Tantissimi sono ancora alle porte delle citta (aree di fortuna, tante volte nelle discariche cittadine abusive), vicino ai fiumi, autostrade e nelle peggiori sistemazioni senza i necessari servizi di sopravvivenza come  l’acqua, l’energia elettrica e i servizi igienici. Tantissime famiglie sono rinchiuse ormai da anni in enormi campi costruiti solo per concentrare tutti  sinti e rom in un unico posto, per tenerli sotto controllo a tempo indeterminato, sorvegliati speciali solo per colpa di essere un etnia di un ceto debole.

L’habitat per i Sinti deve essere di libera scelta,
senza nessun obbligo di dover vivere dove gli si impone di vivere.
Non bisogna pensare ad una sola soluzione, ma bisogna pensare e favorire le soluzioni diversificate quali: le microaree, l'accesso semplificato all’appartamento o all'acquisto di terreni agricoli su cui poter edificare anche in autocostruzione.

Dì perché le microaree e della loro realizzazione c’è ne sono molti, i principali da mettere al primo posto è il superamento dei enormi campi nomadi sovraffollati fino ad essere compresse da una moltitudine di famiglie Sinte. Per dare un abitazione decente a tutte le famiglie che abitano nelle aree di fortuna, (baraccopoli, roulotte, container ecc.) in un modo incivile senza nessun servizio indispensabile per ogni forma umana. Per la maggior parte della popolazione maggioritaria che non accetta di buon grado a vivere e avere come  vicini di casa una famiglia Sinta.

Ma che cosa è una microarea

• La microarea e un'area con una metratura adeguata alla necessità d’allargamento futuro, dove ogni singola famiglia formata da genitori e figli dispone di uno spazio privato con delle abitazioni  doc (anche auto costruite) attrezzate con tutti i servizi adeguati.
• Le microaree non sono custodite, ma affidate alla responsabilità delle persone che la occupano, cosi come un qualsiasi appartamento concesso in affitto.
• Le microaree per molti Sinti sono la soluzione abitative migliori perché non obbligano a rifiutare le proprie usanze, culture , tradizioni e lingue.
• La microarea porta al miglioramento la vita del popolo Sinto senza denigrarla.
• La microarea è il primo passo per aiutare il popolo Sinto a uscire dalla povertà ecc.

La Microarea è un area predisposta soltanto per una famiglia allargata, composta di genitori, figli e nipoti, dove nessun altra famiglia Sinta può introdursi, se non ché abbia un permesso speciale dalla famiglia stessa o dal sindaco, ma anche un area di sicurezza, e non solo per i Sinti ma anche per i vicini e gli enti locali, ma soprattutto è una area dove si può salvaguardare la propria Tradizione, la propria Cultura, l’Usanza e la propria Lingua madre, un area dove i diretti gestori sono proprio gli affittuari stessi pagando un normale equo canone d’affitto con spese di gestione ecc. senza che il comune abbia la necessità a dare in gestione ad enti, associazioni o cooperative private come un normale campo nomadi spendendo moltissimi soldi ogni anno, un area definitiva adeguata per il prossimo futuro (includendo le nascite e le perdite della famiglia ) attrezzata di fabbricati ( legno o muratura) con tutti gli servizi necessari a offrire un adeguato sistema abitativo, accessibile a tutti gli servizi come autobus, scuola, negozi ecc. sita in località lontana da fiumi, autostrade, depositi immondizie e dalla periferia delle città ecc. Nella fase di ricerca dei terreni e della progettazione delle microaree è fondamentale che siano coinvolte le famiglie Sinte interessate.


Da sottolineare che anche se attrezzate di servizi adeguati dove vivere a tempo indeterminato, la microarea non è una soluzione definitiva per tutte le famiglie Sinte, tante famiglie Sinte già da anni hanno deciso di acquistare delle aree di propria proprietà scegliendo dei terreni agricoli i cui costi sono più accessibili rispetto ai terreni edificabili per poter vivere con la propria famiglia allargata in  un area di propria proprietà.

Queste tipo di abitazioni, la microarea è  il terreno agricolo di proprietà, nasce soprattutto per far uscire dai enormi campi nomadi tutte quelle famiglie che non si conoscono fra di loro, famiglie sconosciute con origini, culture, tradizioni e lingue totalmente diverse, che varie volte porta il caos quasi totale tra i bambini, vivere tutti insieme, in un grande campo comporta ad avere amici di varie etnie, con dialetti e lingue completamente diverse dalle proprie, i bambini giocando fra di loro tutti i giorni, solo per capirsi e tante volte senza rendersene conto sono obbligati ad insegnare all’amico la propria lingua madre, arrivando in un punto dove non capiscono più quale e la loro vera madre lingua, ma il problema non colpisce solo i bambini, ma anche i stessi genitori che non riescono più a capire i propri figli, sentendo parole nuove devono farsi spiegare il significato della parola detta, perciò si sentono smarriti e traditi, perché consapevoli del pericolo che si sta creando, la loro madre lingua originale sta scomparendo e con essa la tradizione, la cultura, l’usanza e il loro modo di fare.
Grazie al vivere in un campo nomadi interculturale si sta perdendo tutti i principi fondamentali della propria famiglia.

Ma soprattutto la microarea e il terreno agricolo di proprietà e la prima opportunità abitativa per tutte quelle persone Sinte che stanno vivendo in una realtà incivile, che abitano con i propri famigliari, bambini, donne e anziani, in accampamenti di fortuna nati al momento senza nessun servizio come acqua, luce e servizi igienici, ma circondati da topi che scorrazzano a destra e a sinistra, rospi e insetti di ogni genere, aree siti in ogni appezzamento di terreno trovato libero, sui marciapiedi delle strade, vicinissimi ai fiumi, nelle campagne e boschi fitti, o in case diroccate e abbandonate, sotto i ponti e tante altre realtà che hanno già causato parecchie disgrazie.


L’abitazione migliore e veramente definitiva per i Sinti in Italia !!

l’abitazione migliore, concreta, definitiva per i sinti principalmente non l’appartamento in centro città come tante persone credono, anche se sembrerebbe di si, non lo è,  i motivi sono di varie nature, questo tipo di abitazione per i Sinti va benissimo ed e stabile fino a che i figli non crescono e si sposano avendo poi i propri figli, infatti tanti genitori che hanno scelto l’appartamento come abitazione, dopo la crescita dei propri figli e alla nascita dei nipoti, vorrebbero uscire per andare a vivere e invecchiare con i propri famigliari in una microarea.


Parecchie famiglie sono state obbligate ha fare questa grandissima scelta, solo per poter avere un lavoro e una casa per la propria famiglia allargata, hanno scelto di nascondere, di ripudiare la propria etnia d’appartenenza, non per scelta, ma per sopravvivenza ben consapevoli di dover perdere la propria Tradizione, Cultura, Usanza e la propria Lingua madre, oggi i loro figli non capiscono e non parlano più la propria lingua, grazie al doversi integrare completamente ed essere obbligati a nascondere la propria etnia d’appartenenza, hanno completamente dimenticato i propri valori e principi tenuti in vita dai loro avi per millenni.

Ma mentre queste famiglie, obbligatoriamente hanno scelto di integrarsi completamente, altre  famiglie che sono entrate spontaneamente nei appartamenti, hanno voluto perdere questi valori solo perché si vergognavano della propria etnia d’appartenenza, senza capire che era molto più vergognoso perdere e negare la propria etnia d’appartenenza.

Altre famiglie che vivono in appartamenti da moltissimi anni, sono riusciti a tenere e salvaguardare  le proprie Tradizioni, Culture, Usanze e la propria lingua madre, si sono adeguate a vivere nei appartamenti, senza dover mai perdere le propri origini, sono riusciti a salvare  principi e valori, grazie a dei vicini Gage che hanno capito la loro diversità di culture, tradizioni, usanze e modi di vivere e li hanno accettati rispettando i loro valori convivendoci e lasciandogli le origini.

Ma il come e dove vivere con la propria famiglia allargata o singola, deve essere una scelta propria e condivisa dalla propria famiglia, nessuna famiglia composta da esseri umani deve essere obbligato a dover scegliere di ripudiare la propria famiglia, le proprie tradizioni, culture, lingue e l’etnia d’appartenenza per ottenere un diritto che e di diritto di ogni persona umana e civile di questo mondo.
Perciò l’accesso all’appartamento, al terreno agricolo e alla microarea, deve essere una scelta libera senza essere condizionata, obbligata a accettare delle condizioni speciali.


Dopo avere valutato questi e altri problemi, abbiamo constatato che l’abitazione concreta, sicura e migliore per i Sinti, e quella dei terreni di propria proprietà. Questa soluzione è soprattutto per le famiglie Sinte perché il terreno di proprietà viene sentito come punto di riferimento stabile che si contrappone alla precarietà continua dei campi nomadi.

Nel terreno privato si può vivere con la propria famiglia allargata, potendo scegliere i propri vicini.
Fin ad ora per molte famiglie Sinte che hanno deciso di acquistare dei terreni come realtà di scelta abitativa, ha avuto molto successo, soprattutto perché ha dato la possibilità ad uscire completamente dalla realtà dei campi nomadi, di non essere più succube da altre persone e di dare una possibilità ai propri figli di avere un futuro migliore, dove potere permettere di frequentare tutte le scuole per quello che vorrà fare in futuro, senza doverle cambiare perché scacciati da varie città.
Per questo e altri motivi, tante famiglie Sinti ne stanno seguendo le orme, perché hanno capito che un terreno agricolo di propria proprietà e un futuro certo per i propri figli e nipoti.


Il terreno agricolo di propria proprietà e le microaree famigliari hanno la possibilità di salvaguardare i principi, i valori dei sinti togliendo tantissime famiglie dalla strada dandogli un tetto per coprire i propri figli, perciò bisogna coinvolgere e convincere il governo, la regione, la provincia e il comune ad abbandonare l’idea dei grandi campi nomadi ad adottare il concetto delle microaree e dei terreni privati, inserendo delle modifiche sulla legge dell’edilizia agevolata del Testo unico n. 380/2001, Solo così potremo finalmente arrivare alla fuoriuscita dalle situazioni di precarietà abitativa e eliminare gli accampamenti “obbligatoriamente” abusivi.

Segretario generale Federazione Rom e Sinti Insieme
Radames Gabrielli
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martedì 6 marzo 2012


"Il 'diverso' non è una minaccia da eliminare"
Le Acli cittadine intervengono a sostegno del percorso di legalità per il campo Sinti di via Lazzaretto, una scelta dell'amministrazione comunale che ha fatto discutere
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Ho letto questo articolo su :
e mi piace molto perciò ho deciso di portarlo sul blog della federazione.

radames gabrielli
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Riceviamo e pubblichiamo la nota del Circolo Acli di Gallarate sulla vicenda del campo Sinti di Gallarate, ritornata pienamente d'attuaità dopo la decisione della maggioranza di centrosinistra - contestata dalla Lega Nord - di avviare un nuovo percorso di legalità evitando lo sgombero del campo.
La recenti decisioni con cui l’Amministrazione di Gallarate ha inteso avviare ad una soluzione dignitosa il contenzioso con le famiglie Sinti residenti nel nostro comune ha suscitato, come prevedibile, reazioni sia di calda approvazione che di aspra riprovazione. Come ACLI, coerentemente a quanto anche fatto e detto, siamo nel novero di coloro che leggono nell’azione dell’Amministrazione non buonismo di bassa lega, ma coraggio. Quel coraggio che ci vuole a restare ancorati ad un’idea di convivenza civile sviluppata tramite l’inclusione e l’accoglienza, curando nello stesso tempo una contrattualità sociale basata anche sulla legalità, poiché siamo liberi anche in virtù delle leggi e delle norme, e non liberi perché affrancati dalle leggi. Certo, va riconosciuta la dignità anche delle idee di coloro che non la pensano in questo modo, e questo è frutto del coraggio di chi ha dato la vita affinché tale condizione, chiamata democrazia, potesse realizzarsi. Ma c’è un punto sul quale, necessariamente, la divaricazione tra ciò che è eticamente e moralmente accettabile e quello che non lo è, non è più possibile discutere, e va messo un pilastro inamovibile. Non si tratta più di PGT, norme, leggi, contratti, mediazioni culturali o salvaguardia della popolazione cosiddetta autoctona. E sta francamente diventando velenosamente noioso confrontarsi con chi tenta continuamente di spostare quel pilastro per interessi di parte.

Da quanto leggo riguardo ad alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa, una delle cose che maggiormente sembra indispettire è che queste famiglie “si ostinano a voler portare avanti uno stile di vita che è assolutamente diverso da quello degli altri cittadini”. Si può capire come questa cosa crei perplessità e disagio, e d’altra parte comprenderla richiede un bagaglio culturale ed una sensibilità alla comune condizione umana che sono frutto di scelte personali, e quindi non sempre presenti. Ma con questi atteggiamenti ed i conseguenti linguaggi siamo ancora nel campo della discriminazione, della diffidenza e della paura di ciò che non comprendiamo e che non vogliamo comprendere.

Non è questa la sede opportuna per considerare i necessari riferimenti valoriali. Ma intendiamo riaffermare che “il diverso” non può essere considerato una cosa incomprensibile e fastidiosa, e quindi una minaccia da eliminare: questa è una filosofia di esclusione che mette in pericolo, nei fatti, ognuno di noi, alimentando la vera insicurezza, i veri rischi per una convivenza sociale pacifica e proficua.

Inoltre, da parte nostra ribadiamo l’esigenza fondamentale della costruzione di una comunità intesa come un “noi”, perché un territorio che non sia anche comunità é privo del senso di appartenenza, e la comunità stessa resta utilizzabile solo come scenario, e non come attrice delle proprie vicende. Anche se fra noi ci sono i credenti della discriminazione e della razza, ognuno dei quali nutre e mantiene le proprie sicurezze; davvero siamo certi che è di quelle sicurezze e certezze che abbiamo bisogno?

Noi siamo convinti che la democrazia, anche a casa nostra, si misura da come siamo capaci di vivere la solidarietà nella società civile, ogni giorno. E non è più il tempo per parlare di democrazia in termini generali. Occorre invece tornare a confrontarsi costantemente con l’idea di un processo in continuo sviluppo, mai concluso e tanto meno dato per scontato, di un contesto sociale che concilia le libertà, i diritti e la dignità dei singoli con le esigenze di una degna convivenza civile, e quindi attrezzato con forme di tutela, garanzie e controlli centrati sulla partecipazione decisionale e la condivisione di benefici e svantaggi. Questo confrontarsi significa prendersi cura della democrazia e della società civile: assumere questo modo di guardare al contesto in cui viviamo è sostenere che esiste un potenziale innato in ciascuna persona, in ciascun compito, in ogni problema da affrontare.

Siamo chiamati dai tempi ad affrontare, in modo cooperativo e condiviso, un nodo centrale: produrre modalità non per governare in modo diverso la comunità, ma per avviare processi affinché un’altro modo di essere comunità sia possibile. Quelle famiglie son lì a ricordarcelo,


per Circolo ACLI Gallarate
Carlo Naggi, Presidente

lunedì 5 marzo 2012


HAMMARBERG:
NELL’EUROPA DI OGGI ROM E SINTI SONO ESPOSTI  FRME DI RAZZSIMO

Bruxelles - “In numerosi Paesi Europei, i rom e i sinti sono ancora privati dei diritti umani essenziali e sono vittime di lampanti episodi di razzismo”. E’ quanto ha dichiarato il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, commentando la pubblicazione del suo rapporto intitolato “I diritti umani dei rom e dei sinti in Europa”. I rom e i sinti –ha aggiunto - “sono nettamente svantaggiati rispetto ad altri gruppi di popolazione nel campo dell’istruzione, dell’occupazione, dell’accesso a un alloggio decente e all’assistenza sanitaria. La loro speranza di vita è inferiore alla media e il loro tasso di mortalità infantile è più elevato di quello degli altri gruppi.

Il Rapporto è il primo che considera la situazione nei 47 paesi membri del CdE, dove i rom sono “la minoranza più numerosa e al contempo più vulnerabile”.
Per Hammarberg “l’antiziganismo continua a essere diffuso” e punta l’indice verso “discorsi incitanti all’odio” provenienti da alcuni politici, mass media e gruppi estremisti presenti su internet.
“Questo clima relega i rom in una logica di ineguaglianza e di esclusione”, mentre
“i politici eletti devono dare l’esempio rispettando e difendendo i diritti di ciascuno”.

Il rapporto affronta vari temi come i diritti economici e sociali, la libertà di circolazione e i problemi connessi con l’apolidia, la partecipazione alla vita pubblica.
Il documento del Consiglio d’Europa - diffuso oggi - presenta una serie di misure che potrebbero essere assunte dai governi sul versante dell’educazione, della sicurezza e dei diritti; chiede inoltre una “commissione per la verità”, intesa a far luce sulle atrocità commesse nella storia verso gli zingari




L’ULTIMA DI MONTI:
RICONOSCERE I ROM COME “MINORANZA NAZIONALE


Riconoscere i Rom come «minoranza nazionale»: è uno degli impegni principali assunti dal Governo italiano per il biennio 2012-2013 e contenuti nella Strategia nazionale di inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti approvata venerdì scorso in Consiglio dei ministri. Un Piano che riceve il plauso dell’Unhcr, in passato fortemente critica nei confronti delle politiche italiane nei confronti dei Rom.


La notizia dell’ok governativo è stata data oggi dal ministro per l’Integrazione e la Cooperazione, Andrea Riccardi, nel corso di un’audizione nel Comitato Schengen. Il ministro ha spiegato che il «Piano Rom» è stato «salutato con interesse dall’Unione europea» e che il commissario Ue Viviane Reding era «innervosito dalla politica italiana verso i Rom». D’altronde l’Europa imponeva ai Paesi membri di delineare la loro strategia sui Rom entro il 2011, e quindi l’Italia arriva in extremis. Quattro gli assi principali di intervento sui quali poggia il Piano nazionale italiano: scuola, lavoro, casa e diritto alle cure.

Su questi pilastri si fonderà nei prossimi anni l’attività di inclusione di Rom, Sinti e Camminanti, «superando definitivamente – si legge nel documento – la fase emergenziale che, negli anni passati, ha caratterizzato l’azione soprattutto nelle grandi aree urbane». Il ministro per la Cooperazione e l’Integrazione dovrà costruire, di concerto con i ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Interno, della Salute, dell’Istruzione e della Giustizia, una cabina di regia delle politiche dei prossimi anni, coinvolgendo le rappresentanze degli Enti regionali e locali, compresi i sindaci di grande aree urbane e le stesse rappresentanze delle comunità Rom, Sinti e Camminanti presenti in Italia.

Una delle novità è infatti, oltre alla definizione di un disegno di legge governativo per il riconoscimento dei Rom come minoranza nazionale, la «sperimentazione di un modello di partecipazione delle comunità Rom e Sinte ai processi decisionali che li riguardano». Ancora, è prevista l’attivazione – mediante l’utilizzo delle risorse provenienti dalla trascorsa «emergenza commissariale» connessa agli insediamenti delle comunità Rom nelle regioni Campania, Lombardia, Lazio, Piemonte e Veneto e ad oggi ancora non impegnate – di appositi «Piani locali per l’inclusione sociale delle comunità Rom», che individuino nuovi interventi di inclusione da programmare e realizzare sperimentalmente.

IL Piano prevede anche la costituzione di gruppi di lavoro per esaminare le problematiche inerenti al riconoscimento giuridico dei Rom provenienti dalla ex Jugoslavia e la definizione di percorsi e soluzioni per superare la cosiddetta «apolidia di fatto». Ancora, si prevede l’attivazione presso l’Unar (ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) della rete nazionale di osservatori e centri territoriali antidiscriminazione in almeno il 50% dei territori regionali, della banca dati e del sistema informatizzato di monitoraggio dei fenomeni di discriminazione nei media.


domenica 4 marzo 2012


PRESENTATA A BRUXELLES
LA STRATEGIA NAZIONALE D'INCLUSIONE DEI ROM, DEI SINTI E DEI CAMMINANTI. 



3 marzo 2012 - Riportiamo nota del Ministero dell’Interno: Istruzione, lavoro, salute e alloggio sono i quattro cardini attorno ai quali si svilupperà la ‘Strategia nazionale d’inclusione dei rom, dei sinti e dei camminanti’ 2012-2020. Il documento, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 febbraio, è stato realizzato dal ministro per la Cooperazione internazionale e per l’Integrazione Andrea Riccardi e coinvolgerà i ministeri di Interno, Lavoro e Politiche sociali, Giustizia, Salute, Istruzione, Università e Ricerca ed enti locali attraverso una ‘cabina di regia’ coordinata sul territorio dall’Unar .Inviato martedì scorso a Bruxelles, il testo adempie alle richieste della Commissione europea con la Comunicazione 173 del 5 aprile 2011.
Il Piano prevede, per i primi due anni, interventi per «aumentare la capacity-building istituzionale e della società civile per l’inclusione sociale dei rom, sinti e caminanti» attraverso l’attivazione di «Piani locali per l’inclusione sociale delle comunità». Tra le altre «azioni di sistema» individuate, la promozione di un sistema permanente di centri territoriali contro le discriminazioni, che si avvarrà di una rete di antenne territoriali gestita dall’Unar per la rilevazione e la presa in carico dei fenomeni di discriminazione; l’abbattimento degli stereotipi con campagne di informazione; l’elaborazione un «modello di partecipazione delle comunità ai processi decisionali nazionali e locali» con il coinvolgimento degli attori istituzionali e delle principali associazioni.
ISTRUZIONE
Un focus particolare è dedicato alle iniziative previste per accrescere le opportunità educative, favorendo l'aumento del numero degli iscritti a scuola, nonché la frequenza, il successo scolastico e la piena istruzione. Ciò anche attraverso processi di pre-scolarizzazione che puntino alla partecipazione dei giovani all’istruzione universitaria, all’alta formazione e formazione-lavoro anche mediante prestiti d’onore, borse di studio e altre agevolazioni previste dalla legge.
LAVORO
Tra le misure previste a sostegno dell'inserimento lavorativo, ampio spazio è dato alla promozione della formazione professionale, come strumento per superare situazioni di irregolarità o precarietà del lavoro e favorire lo sviluppo di attività imprenditoriali autonome, nonché percorsi di inserimento specifici per donne e giovani under 35.
SALUTE
Analologa attenzione è rivolta all’accesso ai servizi sociali e sanitari sul territorio, all’implementazione della prevenzione medico-sanitaria con particolare attenzione a donne, bambini, anziani e disabili. Obiettivo è favorire la salute riproduttiva e coinvolgere i servizi sociali nei programmi di cura medica mediante l’inserimento di mediatori culturali.
ALLOGGIO
Indicata come priorità quella di «aumentare l’accesso ad un ampio ventaglio di soluzioni abitative in un’ottica partecipativa di superamento definitivo di logiche emergenziali e di grandi insediamenti monoetnici e nel rispetto delle opportunità locali, dell’unità familiare e di una strategia fondata sull’equa dislocazione». Tra gli obiettivi, favorire la cooperazione interistituzionale per l’offerta abitativa e l’informazione sulle risorse economiche e i dispositivi amministrativi a disposizione per le politiche abitative.

TRATTO DAL SITO www.interno.it

DOCUMENTI SULLA STRATEGIA IN ALLEGATO



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ROM E SINTI, L'ITALIA VOLTA PAGINA CON LA STRATEGIA NAZIONALE 

vuoi sapere questo o altro !!!

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domenica 26 febbraio 2012


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ITALIA RAZZISTA , CONDANNATA 

In ben tre occasioni, di recente, il nostro Paese è stato oggetto delle attenzioni internazionali per il cattivo trattamento riservato a immigranti e rifugiati.

La prima è costituita dal rapporto dell’organizzazione Human Rights Watch, la quale denuncia gli episodi di Rosarno, gli attacchi a Rom e Sinti e agli immigrati, per concludere che “le mancanze dello Stato italiano nel prendere misure efficaci contro i crimini imputabili a odio discriminatorio. Sono rari i casi in cui l’aggravante razzista venga contestata nelle azioni penali per violenze, e le autorità italiane tendono a sminuire la portata del problema e non condannano con la necessaria forza gli attacchi. La inadeguata formazione delle forze dell’ordine e del personale giudiziario e la incompletezza della raccolta di dati aggravano la situazione. Allo stesso tempo, la retorica dei politici, le misure del governo e la cronaca  mediatica collegano gli immigrati e i Rom alla criminalità e contribuiscono ad alimentare un clima di intolleranza”.

La seconda occasione è poi rappresentata dal rapporto sull’Italia della Commissione europea contro la discriminazione. Secondo tale rapporto, malgrado qualche passo avanti, “si è verificato  un aumento del ricorso a discorsi di stampo razzista in politica, con gli immigrati regolarmente presentati come fonte di insicurezza. Questo linguaggio si rispecchia nelle politiche discriminatorie (ad esempio, numerosi aspetti del cosiddetto “pacchetto sicurezza”). Sebbene sia stata abbandonata la maggior parte delle misure più discutibili, è evidente l’impatto sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica.
Persistono i pregiudizi contro i musulmani e l’antisemitismo, e si segnalano casi di discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili nell’accesso agli alloggi dati in locazione da privati. In alcuni casi, si sono verificate aggressioni violente contro Rom e immigrati. La maggior parte dei Rom subisce varie forme di emarginazione, malgrado i programmi messi in atto da un certo numero di comuni e di regioni a favore dell’inclusione sociale. Perfino i campi nomadi autorizzati sono relegati in aree lontane dai centri urbani. Per quanto riguarda i campi abusivi, sono stati oggetto di demolizioni e di sgomberi forzati, che hanno contribuito a peggiorare la discriminazione nella vita quotidiana nei confronti di questa popolazione. Nonostante i progressi compiuti in materia di diritto di asilo, pare che la politica dei respingimenti, inaugurata nel maggio del 2009, che prevede di rimandare nel paese di origine le imbarcazioni intercettate in mare aperto tra l’Italia e la Libia, abbia privato un certo numero di persone della possibilità di fare valere il loro diritto alla protezione internazionale. Si sono constatati altri problemi a seguito degli eventi del Nord Africa agli inizi del 2011, e si deplorano i ritorni forzati troppo affrettati e le condizioni di accoglienza inadeguate”.

Infine, la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia nel caso Hirsi Jamaa ed altri perché il respingimento senza possibilità di esame di vari rifugiati verso la Libia ha costituito una violazione dell’art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali (divieto di trattamenti disumani e degradanti),  e degli artt. 4 (divieto di espulsioni collettive) e 13  (diritto a un ricorso effettivo del Protocollo n. 4 a tale Convenzione.  Si trattava di una situazione denunciata da varie organizzazioni di giuristi, fra le quali l’Unione forense di tutela dei diritti umani presieduta dall’avvocato Mario Lana, Unione di cui faccio parte. Non è del resto la prima volta….

Ce n’è abbastanza per una riflessione approfondita. In buona parte si tratta di un retaggio del governo razzista dei bungabunga e leghisti, con il buon Maroni in testa, all’epoca responsabile del Ministero degli interni. Ma oggi le cose stiano cambiando in meglio? Non ne sarei tanto sicuro… basti vedere il permanere del balzello sui permessi di soggiorno o la riapertura di taluni centri di detenzione, denunciata da Pierluigi Sullo sul manifesto di giovedì scorso. Che dice al riguardo il ministro Riccardi, che sembra essere stato privato di ogni voce in capitolo e competenza operativa?

Il rispetto dei diritti umani di immigranti e rifugiati è un lusso o un diversivo? O  è, come ritiene l‘Associazione dei giuristi democratici, la base per una situazione di rispetto dei diritti e della dignità di tutti?


Segretario generale Radames Gabrielli





venerdì 24 febbraio 2012

ROM E SINTI, L'ASSEMBLEA ELETTIVA DELLA FEDERAZIONE ROM E SINTI INSIEME


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L'Assemblea elettiva della Federazione Rom e Sinti Insieme, 
composta dai Presidenti delle associazioni, gruppi e cooperative aderenti, 
si è riunita a Mantova al Museo Diocesano di piazza Virgiliana, 
oggi 24 febbraio 2012, 
per rinnovare le cariche sociali, come previsto dallo Statuto. 
E' stato eletto Yuri Del Bar alla carica di Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme e sono stati eletti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich e Giorgio Bezzecchi alla carica di Vice Presidenti. Erasmo Formica è stato confermato Tesoriere e 
Radames Gabrielli è stato eletto alla carica di Segretario della Federazione.

L'assemblea è stata aperta dal Presidente uscente Radames Gabrielli che ha introdotto la seduta, spiegando a tutti i rappresentanti delle associazioni sinte e rom le ragioni familiari che lo hanno portato a dare le dimissioni. 
Nel suo intervento il Presidente Radames Gabrielli ha elencato alcuni dei tanti risultati raggiunti dalla Federazione sotto la sua guida e ha ringraziato tutti per il lavoro svolto insieme in questi tre anni di impegno costante e molto faticoso.

L'assemblea ha eletto Yuri Del Bar a Presidente dell'Assemblea elettiva e alle ore 11.00 si è aperta ufficialmente l'assemblea con l'appello dei rappresentanti delle associazioni, gruppi e cooperative aderenti alla Federazione.

Il Presidente dell'Assemblea, Yuri Del Bar, ha preso la parola e, riagganciandosi alle parole del Presidente Radames Gabrielli, ha fatto una cronistoria di questi ultimi tre anni, partendo dall'Assemblea elettiva che si era tenuta nel mese di giugno del 2009 a Verona, subito dopo la scissione dalla Federazione Rom e Sinti Insieme di alcune associazione che hanno poi dato vita alla Federazione Romanì. Yuri Del Bar ha ricordato che in quell'occasione lo scoramento e la delusione erano molto forti ma che grazie al lavoro svolto in questi tre anni dal Presidente Radames Gabrielli, dai Vice Presidenti Davide “Denus” Casadio e Dijana Pavlovic e da tutti i Presidenti delle associazioni aderenti, la Federazione è cresciuta numericamente e ha colto successi importanti quali la stesura della Strategia Nazionale da parte del Governo italiano e il ripristino dei contratti a forfait da parte dell'Autorità per l'energia e per il gas.

L'assemblea ha chiesto a Radames Gabrielli di rimanere alla guida della Federazione e tutti i Presidenti si sono alzati in piedi per applaudire il lavoro svolto dal Presidente. Ma Radames Gabrielli alzandosi a sua volta in piedi ha ricordato che se sono stati raggiunti dei risultati importanti, il merito va ad ognuno delle persone presenti che con spirito di sacrificio si sono impegnati in questi tre anni e lo hanno supportato.

Il Presidente dell'Assembla ha ripreso la parola ed ha iniziato ad illustrare i primi due punti all'ordine del giorno: rapporto con l'Autorità per l'energia e per il gas e stesura della Strategia Nazionale. Ne è seguita una lunga discussione a cui hanno partecipato con interventi appassionati tutti i rappresentanti della associazioni presenti. Al termine si è deciso di formare un gruppo di contatto con l'Autorità per l'energia, formato da Davide “Denus” Casadio, Giorgio Bezzecchi, Diego Grisetti, Vladimiro “Cavallini” Torre, Carlo Berini, Erasmo Formica e Renato “Sneco” Henich. Per la Strategia nazionale è stato deciso che saranno incaricati di volta in volta dalla Presidenza le persone che dovranno partecipare, indicativamente i delegati saranno il Presidente e i Vice Presidenti.

Dopo una breve pausa è stato introdotto l'ordine del giorno che imponeva all'assemblea di rinnovare le cariche sociali. Il Vice Presidente uscente, Davide “Denus” Casadio, è intervenuto proponendo di non eleggere subito un nuovo Presidente della Federazione ma di aspettare qualche mese e cercare in tal modo di convincere Radames Gabrielli a rimanere in carica per altri tre anni. Ne è nata un'accesa discussione dove sono intervenuti nell'ordine: Vladimiro “Cavallini” Torre, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich, Yuri Del Bar, Antonio “Lanco” Reinhardt, Fabio “Ruco” Robert, Roberto Torsi, Diego Grisetti, Davide Gabrieli, Radames Gabrielli, Erasmo Formica, Demis Quirini, Ernesto Grandini e più volte Davide “Denus” Casadio per le repliche.

Alla fine della lunga discussione l'assemblea ha deciso all'unanimità di andare a votazione immediatamente per eleggere il Presidente, quattro Vice Presidenti, il Segretario e confermare alla carica di Tesoriere Erasmo Formica che ha accettato. L'assemblea ha chiesto a Radames Gabrielli di candidarsi alla carica di Presidente; ma Radames Gabrielli, pur se onorato dall'insistenza dell'Assemblea, ha declinato l'offerta e ha spiegato che gli era impossibile. A quel punto sono intervenuti Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic e Yuri Del Bar che si sono candidati alla carica di Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme.

Il Presidente dell'Assemblea ha predisposto le schede elettorali che sono state distribuite. I rappresentanti delle associazioni con voto segreto hanno votato alla carica di Presidente Yuri Del Bar con un voto plebiscitario. Immediatamente dopo si è andati a votazione per i quattro Vice Presidenti e il Segretario. L'assemblea ha eletto per acclamazione: Radames Gabrielli alla carica di Segretario della Federazione, mentre Dijana Pavlovic e Giorgio Bezzecchi sono stati eletti Vice Presidenti.

Non avendo raggiunto un accordo per l'elezione degli altri due Vice Presidenti si è andati a votazione segreta con quattro candidati: Vladimiro “Cavallini” Torre, Davide “Denus” Casadio, Diego Grisetti e Renato “Sneco” Henich. Al termine della votazione sono stati contati tre (3) voti per Vladimiro Torre, cinque (5) voti per Diego Grisetti, undici (11) voti per Renato “Sneco” Henich e sedici (16) voti per Davide “Denus” Casadio. L'assemblea ha applaudito l'elezione di  Davide “Denus” Casadio e  Renato “Sneco” Henich alla carica di Vice Presidenti.

L'assemblea ha applaudito in piedi il Presidente Yuri Del Bar, i Vice Presidenti  Davide “Denus” Casadio, Dijana Pavlovic, Renato “Sneco” Henich e Giorgio Bezzecchi, il Segretario Radames Gabrielli e il Tesoriere Erasmo Formica. Il neo Presidente ha chiuso l'Assemblea, ringraziando tutti i Presidenti delle associazioni, delle cooperative e dei gruppi aderenti alla Federazione.
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